Progetti

A) Cathalogus Missalis Romani

1) Catalogo di messali romani manoscritti

Nell’anno 2019 è stato pubblicato il primo catalogo esaustivo dei messali manoscritti localizzati fino a quel momento: Messali Manoscritti Pretridentini (secc. VIII-XVI). Catalogo, a cura di Manlio Sodi e Andrzej Suski, collana Monumenta Studia Instrumenta Liturgica, Libreria Editrice Vaticana. Quest'opera mette alla portata dello studioso le principali caratteristiche e i riferimenti bibliografici dei messali utilizzati in Occidente dall’VIII secolo in poi che — sia in forma completa o frammentaria — sono giunti fino a noi.

Il criterio di ordinamento dei 5.079 messali elencati si basa sulla collocazione geografica delle biblioteche in cui si trovano attualmente i diversi esemplari. Il che facilita indubbiamente il compito dello studioso che intenda condurre un'indagine sugli esemplari presenti in una determinata città o nelle sue biblioteche, a prescindere daltipo di messale o dall’epoca della sua scrittura. Meno pratica risulta invece la consultazione per chi desidera studiare i messali in base al tipo rituale di appartenenza o alla loro cronologia. Per questo motivo, il nostro progetto consiste nella stesura di un Catalogo complementare al precedente, incentrato su un oggetto molto specifico. Esso sarà infatti limitato a quello che costituisce il gruppo più importante e numeroso dei messali elencati, ossia quello formato dai messali comunemente definiti "Romani". Sotto questo nome vengono elencati 567 messali, tra i quali si trovano sia i messali della tradizione della Curia Romana (che includono quelli usati dai Francescani e dagli Agostiniani) sia quelli che sono "romani" in senso ampio, come nel caso di diversi messali locali.

L'elenco sarà presentato in modo tale da poter essere consultato facilmente secondo diversi criteri quali: data di scrittura, origine, formato, collocazione attuale dell'esemplare, ecc., il che riteniamo possa essere di grande utilità per lo studioso della storia del Missale Romanum.

Sebbene il riferimento alla fondamentaleopera sopra menzionata rimanga imprescindibile, i dati in essa fornitisono stati completati, precisati e, in qualche caso, corretti confrontandoli, laddove è parso necessario, con i corrispondenti esemplari conservati nelle rispettive biblioteche. Abbiamo inoltre aggiornato i nomi delle biblioteche che hanno cambiato denominazione, come l'ex Pierpont Morgan Library, che dal 2006 si chiama The Morgan Library & Museum, o l'ex St. Deiniol's College, dal 2010 denominato Gladstone’s Library.

2) Catalogo dei messali manoscritti non identificati

Tra le migliaia di messali catalogati nell’edizione di Sodi e Suski si trovano esemplari delle origini più svariate. Oltre a quelli romani già citati, ve ne sono altri che, pur avendo uno schema simile a quello romano, differiscono in vari aspetti che ne costituiscono le caratteristiche proprie e ai quali, per questo o per altri motivi, è stato attribuito un nome diverso. Si distinguono per la quantità di esemplari conservati quelli di diocesi o regioni come Passau, Bratislava, Salisburgo, Parigi e Praga. Altri hanno una struttura che li differenzia più chiaramente da tutti i precedenti, come i messali ambrosiani, usati nella regione di Milano, e quelli del rito cosiddetto di Sarum, usato in gran parte dell'Inghilterra. Vi sono inoltre molti messali propri di ordini religiosi; i più numerosi sono quelli benedettini, certosini, carmelitani, cistercensi, domenicani, premostratensi, ecc.

Quelli la cui struttura è completamente diversa — al punto da non riscontrarvi nemmeno il canon romano che era invece presente in tutti i precedenti, sono stati esclusi dal suddetto catalogo; ci riferiamo ai messali dei riti mozarabico e gallicano.

Tuttavia, vi è un numero assai cospicuo di esemplari di messali manoscritti che non sono stati ancora identificati. Ciò non è dovuto necessariamente all'impossibilità di riconoscerne l'origine, quanto piuttosto al fatto che molto spesso, al momento di redigere l'inventario dei testi presenti in una biblioteca, non si è cercato di registrare ulteriori dettagli e sono stati designati con il semplice nome di "Missale".

Ma sotto una denominazione così generica si celano indubbiamente messali che potrebbero essere classificati tra quelli precedentemente menzionati, ed è lecito supporre che una quantità maggioritaria di questi debba meritare il nome di Messali "Romani». Riteniamo pertanto che possa essere utile per lo studioso accedere a un elenco, in ordine cronologico, di questi Messali "anonimi" con i dettagli sul luogo d'origine e sulla biblioteca presso la quale possono essere consultati. Sebbene si tratti soltanto di un modesto primo passo in questo immane compito ancora da svolgere, esso consentirà almeno di localizzarli, poter accedere ad essi e procedere al loro studio sistematico e alla successiva classificazione.

3) Catalogo dei messali a stampa

Un altro aspetto del nostro programa di catalogazione consiste nell'aggiornamento del classico catalogo pubblicato nel 1886 da William Henry James Weale (Bibliographia liturgica: Catalogus missalium ritus Latini ab anno M.CCCC.LXXV. impressorum. Collegit, W. H. Iacobus Weale. Londini, apud Bernardum Quaritch, 1886) e aggiornato quarant'anni più tardi da Hans Bohatta, il quale verificò pazientemente i dati forniti da Weale, retrasando l'anno di inizio al 1474, data di stampa del Missale Romanum di Antonio Zarotto, considerato allora "editio princeps" del Messale Romano.

Il lavoro di Bohatta apportò elementi molto importanti all'opera di Weale: per cominciare, incorporò un numero significativo di nuovi esemplari da lui stesso scoperti, segnalando quelli che non ebbe modo di esaminare di persona; altresì numerò correlativamente tutte le edizioni così catalogate, il che facilitò enormemente la consultazione e il successivo riferimento a ciascuna edizione. Inoltre, aggiunse alcuni dettagli presi dal frontespizio, così come dal colofon e, soprattutto, il registrum, vale a dire la collazione dei fascicoli, il che aiutò enormemente a identificare con precisione ciascuna edizione.

Il lavoro di Bohatta apportò elementi molto importanti all'opera di Weale: per cominciare, incorporò un numero significativo di nuovi esemplari da lui stesso scoperti, segnalando quelli che non ebbe modo di esaminare di persona; altresì numerò correlativamente tutte le edizioni così catalogate, il che facilitò enormemente la consultazione e il successivo riferimento a ciascuna edizione. Inoltre, aggiunse alcuni dettagli presi dal frontespizio, così come dal colofon e, soprattutto, il registrum, vale a dire la collazione dei fascicoli, il che aiutò enormemente a identificare con precisione ciascuna edizione. Questa nuova edizione del catalogo fu pubblicata in collaborazione da due dei più prestigiosi librai specializzati del momento: Bernard Quaritch a Londra e Karl W. Hiersemann a Lipsia (Bibliographia liturgica. Catalogus Missalium ritus latini: ab anno MCCCCLXXIV impressorum, collegit W. H. Jacobus Weale, iterum edidit H. Bohatta. Londini, apud Bernardum Quaritch, Lipsiae : Apud Carolum W. Hiersemann,  1928).

Quest'opera, che ancora oggi costituisce un punto di riferimento fondamentale per lo studio dei messali delle diverse tradizioni latine, registra (per non menzionare che il Missale Romanum) 485 esemplari. Sebbene abbia avuto successivamente due ristampe (in Germania: Anton Hiersemann Verlag, Stuttgart, 1990 e nelli Stati Uniti: Martino Fine Books, Mansfield Centre, 1999) in esse è stata soltanto riprodotta fotostaticamente l'edizione del 1928, senza tuttavia aggiornarne il contenuto.

Com'è prevedibile, i quasi cento anni trascorsi da questa seconda edizione, durante i quali una guerra devastante e svariati mutamenti sociali, culturali e tecnologici hanno interessato l'intera Europa, rendono necessarie una verifica e un aggiornamento dei dati. Infatti, alcune delle biblioteche ivi menzionate hanno cessato di esistere o si sono fuse con altre (come le biblioteche ecclesiastiche dell'Arcidiocesi di Colonia, in Germania, adesso unificate in un'unica grande istituzione: la Erzbischöfliche Diözesan- und Dombibliothek Köln ovvero Biblioteca Diocesana e della Catedrale) o, al contrario, sono state divise e disperse (come quella dei Borbon-Parma un tempo custodita nel castello di Schwarzau, di cui un numero significativo di esemplari si trova dal 1938 presso la Biblioteca Braidense di Milano e molti altri sono stati disseminati); altre sono diventate indipendenti dalle istituzioni in cui erano integrate (la British Library, che si è resa indipendente dal British Museum), mentre in altri casi si sono trasformate radicalmente in senso opposto (la Pierpont Morgan Library, che dal 2006 si è trasformata in The Morgan Library & Museum), altre hanno semplicemente cambiato nome (il St. Deiniol's College, diventato Gladstone’s Library).

D'altra parte, la grande maggioranza ha implementato una modernizzazione dei propri cataloghi che consente oggi di reperire esemplari che non erano stati presi in considerazione dai precedenti studiosi. Infine, non si possono trascurare taluni dati aggiuntisi nel corso degli anni che non sono mai stati integrati nel catalogo.

Il nostro progetto consiste pertanto nel:

a) Incorporare nel testo di Weale-Bohatta pubblicato nel 1928 i messali elencati da Amiet in  Robert Amiet, Missels et bréviaires imprimés : Supplément aux catalogues de Weale et Bohatta: propres des saints (Édition princeps), Paris : Éditions du Centre national de la recherche scientifique, 1990 i cui dati sono stati verificati e, frequentemente, corretti.

b) Fare altrettanto con il materiale pubblicato in RELICS (Renaissance Liturgical Imprints: A Census), il database dell'Università della University of Michigan).

c) Verificare l'esistenza e la collocazione attuale dei diversi messali così elencati, effettuando il riscontro sull'esemplare originale nei casi che presentino dubbi.

d) Attraverso il confronto con i cataloghi delle principali biblioteche e la verifica dei testi, incorporare gli esemplari, integrare i testimoni che non era stato possibile prendere in considerazione dai precedenti autori.

e) Aggiungere il testo completo dei frontespizi e dei colofoni, di grande importanza per comprendere ciò che il potenziale acquirente di un messale si aspettava di trovarvi.

A differenza delle opere menzionate, l’interesse principale della nostra edizione non sarà codicologico bensì liturgico.

L'opera originale è suddivisa in due grandi parti: Messali diocesani e Messali degli ordini religiosi.

In questa prima fase si sta procedendo all'aggiornamento della parte corrispondente al Missale Romanum.

B) Synopsis Rituum.

1) Synopsis Missalis Romani.

Studio comparativo delle variazioni del Missale Romanum dal Medioevo ad oggi.

Questo lavoro comprende:

1. Il Ritus Servandus in celebratione Missarum:

a) Quello dell'edizione del 1570 confrontato con la sua fonte principale: l'Ordo Missae di Giovanni Burcardo,

b) L'edizione di Clemente VIII del 1604;

c) L'edizione di Urbano VIII del 1634;

d) Le modifiche introdotte da allora fino al XX secolo;

e) Le nuove rubriche del Messale del 1962.

 

2. L'Ordo Missae:

Sarà disposto su cinque colonne, corrispondenti a:

a) I manoscritti medievali;

b) Gli incunaboli e le edizioni antichea stampa dall'editio princeps di circa 1472 fino al 1570;

c) L'edizione tridentina;

d) Le modifiche introdotte fino al XX secolo;

e) Il nuovo Ordo Missae del 1962.

 

3. Il Calendario:

a) Sinossi dei calendari anteriori al 1570;

b) Sinossi su cinque colonne che permetta di apprezzare le modifiche introdotte nel Calendario Romano tra il 1570 e il 1962.

 

2) Synopsis Rituum Latinorum.

L'Ordo Missae disposto su colonne comparative, corrispondenti ai riti latini che hanno uno schema simile a quello romano e che sono rimasti in uso dopo il Concilio di Trento.